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Riflessioni sulla separazione (dei poteri)

Nel dibbattito d'attualita' se sia il caso di tagliar le unghie alla magistratura, dice: si, ma "la separazione dei poteri" (legislativo, esecutivo, giudiziario).
Alcuni la identificano con la quintessenza della democrazia. Molti ne parlano in modo assiomatico, come se fosse Verita' Rivelata e indiscutibile, dando la validita' del concetto per scontata, evidente di per se', un po' come si fa con l'adagio: "gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono piu' fare" (vero, a quei prezzi). Ci si spinge a sostenere che gia' gli antichi greci teorizzarono tale separazione, forse proprio per dargli quella certa patina di assioma indiscutibile (siamo tornati all'ipse dixit?).
Nella realta' bisogna attendere i teorici della Gloriosa Rivoluzione inglese del 1690 - John Locke - per avere i primi flash sul concetto di separazione dei poteri (ma ancora per Locke potere esecutivo e giudiziario sono emanazione del Sovrano) e piu' compiutamente quella francese - Montesquieu - per averne una esplicitazione moderna.
La separazione tra poteri pero' di fatto nasce prima, nel nostro Medioevo Occidentale - alla faccia dell'Eta' Oscura - per motivi molto prosaici e ben poco legati all'affermarsi della democrazia.

La separazione tra potere esecutivo e legislativo s'affaccia nel 1215 con la Magna Charta Libertatum estorta a Giovanni Senzaterra: No taxation without representation, al Sovrano viene imposto d'ottenere l'okkei da un "Parlamento"; prima i nobili e successivamente le nuove classi mercantili limitano progressivamente i poteri del Re.
La Charta sancisce anche limiti alla potesta' giuridica del Re: introduce l'habeas corpus (integrum) e limita la possibilita' di arresto; pero' la vera separazione tra potere giudiziario e gli altri sorge nella fase storica opposta alla precedente, quella del progressivo rafforzamento del Monarca che si fa Assoluto e la nascita degli Stati Nazionali.
Se vogliamo si tratta di una sorta di risarcimento in natura: in cambio della progressiva estromissione della nobilta' locale dal governo vero del territorio - la facolta' di armare le genti e di raccogliere le tasse, antiche prerogative espropriate dal Re a favore dei suoi Ministri - a questa viene concesso di mantenere l'amministrazione della giustizia nei suoi feudi in modo pressocche' "indipendente". Da cui toghe e parrucconi presenti ancor oggi.

Insomma, trovo oggi si confonda il bilanciamento di poteri per i noti e sani motivi di equilibrio, con la loro separazione e l'indipendenza del potere giudiziario. Senza contare che il giudice amministrando la giustizia inevitabilmente "fa" giurisprudenza, dando al suo mestiere anche un risvolto para-legislativo che nei fatti invade un territorio formalmente "separato".
Cio' e' in contraddizione con gli alti lai elevati dai magistrati a ogni supposta minaccia al "diritto all'indipendenza" fondata sulla separazione dei poteri (e non delle carriere ad esempio) che a questo punto non e' reciproca ma monodirezionale; e' palese la strumentalita' nell'uso del concetto, volto unicamente a mantenerli untouchable, in una condizione autocratica.
Una simil riproposizione del Monarca Assoluto insomma, a maggior ragione in tempi in cui il potere esecutivo e' esso si' limitato e distribuito (cioe' "separato", a volte in modo sbilanciato) tra vari livelli di federalismo, europeismo, Banca Centrale e Authority assortite.
Solo per fornire un piccolo contributo di riflessione, oltre le verita' considerate acriticamente. Per iniziare a considerare i giudici per quello che in realta' sono: gli eredi in parrucca della piccola nobilta' feudale. Con tutto il dovuto rispetto per entrambe le Caste.

14 commenti:

ilpensatore ha detto...

bellissimo post...

ma vaglielo a spiegare ai "custodi della democrazia" che la separazione è una cosa e il bilanciamento è un'altra.
così come pure l'autonomia è una cosa e l'indipendenza è un'altra.

niente...non ne vogliono sapere.
se dici queste cose a qualcuno che legge Travaglio o Ricca o Grillo ti saltano addosso come se tu volessi attentare alla democrazia.

eppure...è evidente quali sono i ruoli e quali i meccanismi di controllo.

tant'è...

però bellissimo post. Te lo dico ancora perchè hai spiegato benissimo il senso del concetto!

ciao

Marco

Pierre Chiartano ha detto...

Bel post, bell'analisi storica e fantastico collegamento col presente italiano. La realtà però - almeno nei tribunali a sud di Roma - è fatta da un insieme di situazioni che definirei "crude". Dove la sopravvivenza di chi fa informazione, come di chi opera in magistratura e nelle forze dell'ordine e anche di qualche avvocato, non è propriamente garantita. Nè dalla separazione e neanche dall'equilibrio fra poteri dello Stato. È il risultato di uno strano e fragile equilibrio - sempre pronto a saltare - fra Stato e antiStato. Fra tribalismo sociopolitico e interessi economici, fra apatia dei più e attivismo di pochi. Sia nel campo dei "buoni" che in quello dei "cattivi". Una semplice dichiarazione da parte di un politico può far venire in mente a qualcuno di smettere di collaborare, ad altri di lucidare una 9X21, oppure di "isolare" un malcapitato che cerca solo di fare il suo lavoro. Di fronte a questa realtà è gradevole leggere la storia, perchè ci serve a capire il quadro d'insieme e fare scelte strategiche. Serve meno a costruire lo state bulding fatto di fiducia, di senso di cittadinanza e di solidarietà fra uomini. : )

rob ha detto...

Interessante cavalcata nella storia. Un caro saluto

Abr ha detto...

Tnxs Pensatore, in effetti quando l'hai commentato il post era un po' "sgarrupato" in consecutio e ripetizioni (elaborazione notturna), ora e' un po' piu' leggible.

Abr ha detto...

Tnxs Pierre, onborato del tuo commento che condivido. Di fatto, l'analisi storica dal mio punto di vista vuole solo eliminare alibi, pigrizie mentali, mantra di comodo; non certo indicare soluzioni, solo sgomberare macerie ideologiche dal percorso verso quelle.

Quanto al sano realismo con cui giudichi la situazione, non si puo' che condividere, e al contempo stigmatizzare el soluzioni basate sull'ideologia tout court.
DA buon "Amerikano" nel senso sulturale del termine, sono pero' contrario alla deriva del "il problema e' complesso": il fatto che lo sia non toglie che la soluzione PARTA dal semplice per poi, solo poi spingersi a tener presente il sofisma.
Voglio dire: non si puo' prescindere dal fatto che quanto dici vale per il Sud (e mal che si vuole non duole), e che la prima cosa da farsi, a mio modesto avvisdo, e' mettere i magistrati a lavorare. Coattamente, a smaltire cause civili, dodici ore al giorno a pane acqua e frustate in una cella, altro che chiachiere coi giornalai .. a mali estremi ...

Abr ha detto...

Grazie Rob., I appreciate!

Anonimo ha detto...

Mah in Italia fa giurisprudenza le sentenze di cassazione e comunque non mi pare che il potere legislativo e esecutivo siano così deboli visto che non abbiamo scelto personalmente NEANCHE UNO dei parlamentari che ci rappresentano e per di più ultimamente le camere si limitano ad approvare senza praticamente discutere le leggi scritte dall'esecutivo.Se poi ci mettiamo sotto l'esecutivo anche la giustizia indipendenza e equilibrio dei poteri vanno definitivamente a quel paese

Abr ha detto...

Boh anonimo, forse che la cassazione non fa parte della magistratura? Se e' per quello, allora anche ogni singola sentenza, prima che fare giurisprudenza, non ha nessuna validita' se non ha passato tutti i gradi di giudizio ...

Secondariamente trovo fai un po' di confusione tra legislativo ed esecutivo.
I Padri Costituenti hanno disegnato uan rep. parlamentare GUIDATA dai partiti e con un esecutivo debolissimo (il primo miniostro non puo' neppure obbligare alle dimissioni un ministro, puo' solo liquidare tutto il governo).

La deriva verso il "nominismo" non e' uno stravolgimento del disegno originario, e' solo l'etremo della parabola di un sistema datato, debole, superato, sorto per disegnare un equilibrio catto-comunista volto al NON FARE (in modo da lasciar spazio agli americani, alla rivoluzione, alle clientele locali).

Dato poi che tutto e'; relativo, sostenere che l'esecutivo italiano sia "potente", vuoi per l'indebolimento del legislativo o di per se, la trovo francamente insostenibile come posizione.
Pur senza paragonarci alle dittature tipo cinese o le democrazie funzionanti di tipo anglosassone, ma solo considerando le democrazie continentali.

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

Salve a tutti voi Io apprezzato la tua scrittura in questa comunita si sta facendo un buon lavoro anche dare uno sguardo a il mio sito web a http://www.estrategiaheadsup.pokersemdeposito.com/ circa di poker ragazze e esprimere le vostre opinioni!
scusa mio cattivo italiano
addio

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