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Abr's No Comment

What goes up must come down

Il post che segue di Abramo Rincoln - cioè Abr versione "Voce di uno che grida nel deserto" - è pubblicato su Giornalettismo, una delle svariate fonti di mangime Ogm per polli -tically correct "travagliati" da anomalie ricorrenti tipo America, Berlusconi, Lega, Palin etc.
Nb: il post non vuole essere un messaggo "PANIC NOW!" bensì un rendiamoci conto prima di parlare a vanvera di "regole". Di dove può portare L'incrocio tra Stato e mercato, tra buone intenzioni "social" e l'avidità a tutti i livelli di grandi e piccini. Cose che con la fine del comunismo o l'edonismo reaganiano c'entrano molto relativamente - per usare un eufemismo.

Nel mondo totalmente globalizzato della finanza dove i soldi si muovono istantaneamente nell’ubiquità della Rete, l’International Monetary Fund stima vaghino (o meglio, vagassero) circa 70 trillion dollars, vale a dire 70 milioni di milioni o settanta volte dieci alla dodicesima dollari. Questa è la enorme massa del “risparmio” mondiale (per i tecnici, solo la parte “fixed-income securities”), custodita da una casta immacolata cresciuta a certezze e rigore - no non sono i Templari ma banchieri centrali, amministratori dei grandi fondi pensione, assicurazioni, fondi sovrani etc – che da sempre la investono nella sua gran parte seguendo criteri di assoluta sicurezza. Tale massa s’è accumulata nei secoli ma è raddoppiata negli ultimi otto anni – sono entrati in gioco i “risparmi” di Cina, India, Russia etc; per questo fatto e per motivi legati alle politiche monetarie di Greenspan (bassi interessi dei bond statunitensi) è sempre più difficile trovare spazi sufficientemente grandi, “sicuri” e con un minimo di rendimento per tutti ‘sti soldi.



COME E’ INIZIATA -
Lasciamo per un attimo i mega-gestori a lambiccarsi il cervello e scendiamo in strada. Correva l’era felice pre 9/11 e pre-bolla Nasdaq; vuoi per sostenere il mercato immobiliare, vuoi con l’intento democratico di redistribuire un po’ della ricchezza generata in Borsa, l’Amministrazione Clinton spinge per l’erogazione di mutui molto agevolati alle famiglie americane a medio e basso reddito. Ottima scelta, ma il diavolo si nasconde nei dettagli: qualche genietto della finanza scova il modello adatto e mette in moto la soluzione finale (nel senso hitleriano del termine) deflagrata ora. La descriviamo con un esempio: John è un impiegato da 45mila dollari l’anno (32.000 euro lordi) con moglie e tre figli a carico; difficile pensare alla casa? Nessun problema: Paul, un broker che lavora con una banca locale, gli offre un mutuo ipotecario trentennale a tasso variabile, 100% del valore della casa dei suoi sogni da 500 mila dollari. This is America, si può fare.

LA MACCHINA PERFETTA -
Ecco il trucco: la banca di Paul VENDE il mutuo a una società finanziaria di Wall Street ed esce di scena; questa impila il mutuo di John con altre MIGLIAIA di consimili flussi di rate trentennali garantite dai mattoni e crea un “mortgage backed security” (Mbs), prodotto vendibile “a fettine” (per azioni). Le Moody’s e le Standard&Poors che valutano la “qualità” dei titoli di credito, mica vanno a tracciare le solvibilità delle migliaia di John impilati assieme; elaborano statistiche basate sulle serie storiche dei pagamenti di mutui e su tale base ‘sta roba ottiene rating AAA: solida come banconote. E’ la soluzione perfetta per gli allupati gestori che avevamo lasciato in spasmodica attesa: l’Mbs ha un rendimento decente e quel che conta di più, ha la tripla A garantita Fitch. Le rispettate Banche d’investimento con 140 anni di storia come Lehman Bros. hanno allestito la macchina perfetta, assolutamente legale e regolata, che accomoda in un colpo solo le esigenze della finanza globale e quelle redistributive della politica social popolare. Dopo Clinton anche Bush sale a bordo e proclama l’obiettivo per la fine del suo mandato: un popolo di proprietari di case, manco fosse in Italia.

SPIRALE VIRTUOSA? -
Seguite, l’affare ora s’ingrossa: per star dietro alle richieste del mercato si deve reperire continuamente nuovi mutui da impilare in Mbs, a loro volta base per altri prodotti derivati. E’ una grande opportunità di affari per tutti, a piramide: nascono finanziarie dedicate, le banche locali giù fino ai broker come Paul si scatenano: finiti i cittadini medi, si scende ai bassifondi. A nessuno frega di controllare la solvibilità dei beneficiari dei mutui, tanto vengono ceduti seduta stante per poi passare di mano. Si arriva così ai NINA“no income no asset” - mutui concessi a persone prive di stipendio e capitale: sulla speranza più che sulla fiducia. Oltre la speranza: in Ohio persino 23 morti ottengono un mutuo. La cosa per qualcuno puzza, ma tant’è: gioco (“etico” e) ricco, mi ci ficco. La spirale infatti pare virtuosa: aumenta il numero di felici cittadini con casa propria, aumentano le compravendite, i prezzi salgono con grande gioia di costruttori, lavoratori immigrati e politici.

SPIRALE PERVERSA! -
Accalappiati i gonzi come nel gioco delle tre carte, a fine 2006 – inizio 2007 cala la rete: tra morti, NINAs e “normodotati” in difficoltà, le rate non incassate divengono non più trascurabili. Wall Street inizia a rifiutare i prodotti subprime più “tossici” e qui la spirale da virtuosa si fa perversa: le finanziarie, indebitatesi per comprare mutui dalle banche, non riescono più a rivenderli e iniziano a cadere come le foglie d’autunno; le banche locali cessano di concedere mutui che gli rimarrebbero sul gobbone e quindi ci sono meno compratori sul mercato. Più case (pignorate o costruite) in vendita, meno compratori: i prezzi crollano. Cade la chiave di volta del modello finanziario, fondato sull’assunto che la garanzia – la casa - abbia valore crescente nel tempo e sia liquidabile on demand.

RICCHI E POVERI - E’ il disastro per i “ricchi”: le finanziarie e le società di costruzione falliscono, Paul il broker rimane per strada, i gestori del “Global pool of money” sparsi per tutto il Pianeta, quelli che la sicurezza prima di tutto, titolari finali di gran parte dei crediti, realizzano con terrore che le “garanzie” non solo non coprono il capitale ma sono anche difficilmente liquidabili. Si stima abbiano perso dal 40% al 60% DEL CAPITALE INVESTITO! Quindi suonano la ritirata e il “parco buoi” dei piccoli risparmiatori segue: i risparmi salvati tornino nei materassi e non si muovano più.
E’ il disastro anche per i “poveri”: solo nel mese di agosto 33mila californiani hanno perso la casa e altri 101mila incluso John hanno ricevuto l’avviso di pignoramento; a Los Angeles i prezzi delle abitazioni sono crollati del 25% nell’ultimo anno, a San Diego del 24% e a San Francisco del 23% . A Miami, Phoenix e Las Vegas la crisi immobiliare è anche più pesante. In sintesi: come un intento sociale pilotato dallo Stato - dar casa al popolo - incrociato con la bramosia di grandi e piccini (rendimenti, guadagni, speculazioni, un tetto) possa generare il disastro globale; l’assenza di regole sui Mercati additata dagli Obamiti a causa di tutti i mali, sin qui c’entra veramente poco o niente. Altre parti deregolamentate dell’universo finanza (ce n’è, eccome!) amplificano il disastro già innescato: con roba come le vendite “short”o strumenti privati ad alto “leveraggio” come ad esempio i default credit swap (assicurazioni o meglio scommesse fuori mercato), un buchetto da cento milioni di dollari potrebbe generarne due o dieci da cento o mille volte tanto per gemmazione, non solo in America e nessuno lo può sapere prima che succeda.
In tale prospettiva potrebbe essere peanuts il pur enorme “bail out” da 800 miliardi di dollari approvato dal Congresso per sostenere le banche Usa, al di là delle criticabili modalità con cui verrebbe erogato - sembra un diseducativo “più soldi del contribuente a chi ha pià immondizia in casa”. Per non parlare di posti dove la possibilità stessa di interventi del genere non esiste, per dimensioni (vedi Islanda) o per disunione (vedi Europa). E’ quello che pare indicare l’andamento dei mercati.

E ADESSO? - Qui non si da credito (più) a nessuno è l’immenso cartello ora appeso al Pianeta (forse solo russi e cinesi oltre a Warren Buffett sono in caccia di affari in saldo, da saldare cash). In assenza di liquidità tutti camminano sul filo del rasoio, dai dipendenti indebitati alle aziende piccole e grandi. Altro che “non perderete un euro” caro Cav., so’ cavoli amari per tutti; anche per i “lavoratori” caro Bersani che l’altra sera te la ridacchiavi in Tv gongolando: “tutti socialisti mo’”. Capibile dopo trent’anni di schiaffi morali, urlare con Diliberto “non sono un co…one, Marx aveva ragione!”. Sarà, dicevano lo stesso nel ‘29.

4 commenti:

gabbianourlante ha detto...

Avevo questa sensazione sul tema ..... ma con le tue parole adesso mi è tutto più chiaro. farò girare....

grazie per la chiarissima sintesi. bye....

Hermes ha detto...

condivido la cronologia e l'analisi. Ci sono troppi che invocano il "mercato" a sproposito, quando qui stiamo assistendo a un fallimento non dei meccanismi di mercato, ma della regolamentazione che gli si è imposta.
Quindi sia chi dice "lasciamo fare" sia chi dice "il mercato ha fallito" dicono corbellerie.

Quello che è certo è che ci dovrà essere uno shakedown gigantesco e sanguinario non solo delle banche, ma anche dei regolatori, dei politici (speriamo!) ma soprattutto delle agenzie di rating: queste si sono rivelate una specie di pietra filosofale capace di trasformare il letame in oro, ma solo apparentemente, e farsi pagare per il servizio.
Come i ciarlatani del vecchio west, ora minimo gli toccherebbe un bel linciaggio...

Abr ha detto...

Tnxs Gabbiano :)

Concordo hermes che, a fronte del disastro, il più pulito che ci ha la rogna mugoli la tesi a lui più cara per dfar la colpa a qualcun altro e continuare a fare come ha sempre fatto: chiedere piùStato ad esempio.
A differenza delle precedenti crisi stavolta sono in prima fila le banche; la cosa più comica è che l'Italia sia meno compromessa di altri e debba ringraziare l'assoluta e vergognosa arretratezza del suo sistema bancario, quello che ti dava unmilione solo se il milione ce l'avevi già.

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

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