Qui di seguito sosterrò una tesi impegnativa e imbarazzante: se ne esce con l'imbalsamazione. Seguitemi prego.
Gli antichi egizi usavano imbalsamare i defunti e il perchè lo sanno tutti: era la cristallizzazione della materia e del tempo, e con essa la fine del dolore, delle mutazioni, del degrado, della vecchiaia e della morte; in una parola era il raggiungimento per negazione della vita eterna.
“Sei giovane di nuovo. Vivi di nuovo. Sei giovane di nuovo. Vivi di nuovo. Per sempre.", era l'antica preghiera dei morti.
Tramontata quell'arte della più antica tra le civiltà del Pianeta, perdute le sue tecniche, non è forse la vita eterna e la fine del dolore esattamente la mission ereditata dalle religioni per come le conosciamo oggi?
Non sorridete giovinastri, essa è esattamente anche il fine ultimo cui ambisce la Scienza contemporanea per l'Uomo: forever young & painless.
[Inciso: un laicissimo conoscente tempo fa mi narrò con sicumera para-positivista dell'ideale mondo senza morte e dolore assicurato nel prossimo futuro da quella che secondo lui si chiama scienza.
Non si rese conto che la nobililissima missione umana della scienza innanzitutto si pone traguardi asintoticamente irraggiungibili (ignoranza del concetto di limite matematico, tipica sindrome da cultura classica), ma piu' che altro non aveva colto che eliminare la morte significherebbe abolire allo stesso tempo la vita: banalmente, cosa se ne farebbero gli immortali dei bambini? Come potrebbero permettersi, raggiunta la stasi eterna dell'equilibrio, che qualcosa cresca, muti, divenga? ].
Abbiamo quindi due "Corporate", la Chiesa e la Scienza, novelle Pepsi e CocaCola, che diversamente da ieri si rivolgono oggi al medesimo ""mercato" con identica mission, utilizzando persino il medesimo payoff: una cattolica cioè universale e l'altra ... universitaria.
E pensare che questa Scienza è figlia dei monaci amanuensi, delle Scholae Palatinae che si fanno Universitas Studiorum, dei chierici Cartesio e Bacone e della travagliata definizione del metodo .. La scienza (e la filosofia, la tecnica) e' poi anche figlia di una logica e persino sana contrapposizione edipica col padre (la religione): si tratta di una naturale affermazione di individualita' peculiarita' e indipendenza, la fuga dall'amore soffocante. Ci sta, e' quanto ad esempio NON (ancora?) avvenuto nell'Islam.
Ricordiamo pero'un fatto: il raggiungimento della maturita' non si misura nell'asprezza del conflitto col padre; al contrario risiede nel suo positivo superamento. Si esce dall'adolescenza non solo sulla base del numero e della qualita' delle prove superate da soli (vero a maggior ragione in un paese di mammoni deresponsabilizzati come il nostro), ma soprattutto quando finalmente si e' in grado di riconoscere il legame, la dignità, la legacy paterna; non se ne esce certo "eliminando" il padre, per sedersi al suo posto e prendersi la madre in moglie (stessa mission, stesso mercato, medesimo payoff ...).
Invece, dai "membri" del corpo docente della sedicente La Sapienza in giù, è tutto uno scontro, un innalzar barricate da ambo le parti. Pura retroguardia: atteggiamenti bullisti da adolescenti, tipici non tanto dei "vertici", che come logico tra Oligopolisti gradirebbero il Cartello, la pacific cohexistence, quanto piuttosto dei tifosi, degli orecchianti dell'una e dell'altra sponda, dei tanti servi sciocchi, minus habens disinformati e frementi. "Han cominciato prima loro (vedi cos'han fatto a Galileo)", è il solito grido di battaglia di tutte le gang giovanili.
Come se n'esce? Il padre non ammazzerà mai il figlio, piuttosto si farà uccidere; è questa l'unica via d'uscita se il figlio non matura alla svelta? Salvo poi pentirsi e accecarsi per il rimorso come Edipo? Perchè tanto odio? Non sarà alla fine tutto questo desiderio di toglierci di torno l'impiastro paterno una mera pulsione autodistruttiva da spaventati depressi, come ci insegna il mito?
Per fortuna di tutti noi un certo Bob Brier ha deciso di studiare l'arte dell'imbalsamazione direttamente dagli antichi testi egizi e finalmente è stato in grado di recuperarne le tecniche perdute, così che oggi siamo in grado di descrivere "how to make a mummy" (prego compulsare l'articolo per i dettagli pratici).
Imbalsamiamoci tutti (alla morte ovviamente), ecco come se n'esce: la scienza che si fa tecnica togliendosi le tonache talebane e donando all'Uomo la vita eterna, senza bisogno di troppi aborti e eutanasie; la religione che consacra e santifica la tecnica, senza rinnegarla o mortificarla, anzi rivestendola di un corpus trascendente e rituale. Back to the future.
Vi sembra stupida come via d'uscita? Ah, allora sarebbe più intelligente rifare le barricate di Porta Pia centoquaranta anni dopo? Quello sì sarebbe un vero back to the future; ai paradossi voi proprio tetragoni eh?
Battute a parte, mi piace chiudere citando Peter Russell, studioso contemporaneo (quello delle "mappe mentali" che insegnano in Ibm e da altre parti per alzare la produttività dei white collars), intervistato da David Jay Brown in “Riflessioni sull’orlo dell’apocalisse” (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2006):
Il conflitto tra scienza e spiritualità si deve superare.
La scienza crede che religione e spiritualità si riferiscano al mondo materiale. Perciò quando si trova alle prese con i testi religiosi, si limita a dire che è tutto sbagliato. Ed è chiaro che lo è, se crediamo che i testi religiosi parlino del cosmo come realtà materiale.
Se ammettessimo che le tradizioni spirituali derivano dalla comprensione profonda della natura e della psiche umana, dei limiti della mente e di come possiamo liberarla dall’ego, capiremmo che hanno una grande valore.
La scienza descrive il mondo fisico, l’universo materiale. La spiritualità descrive il paesaggio interiore e come esplorarlo.
Una volta chiarito che le due sfere si riferiscono a realtà diverse e complementari, il conflitto svanisce. Non c’è più bisogno di una riconciliazione.
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