Chiedo venia ma trovo francamente difficile capire tutto questo stracciamento di vesti "right" riguardo all'outing politico dell'antipolitico Grillo; se sbalio mi corigerete.
Prima di tutto non capisco tutta 'sta sorpresa: c'erano dei dubbi che il comicante prima si sarebbe fatto pagare il biglietto e poi, resosi conto che il pecorame non ama solo le tosature - altrui - ma anche e soprattutto i cani pastore, sarebbe "sceso in campo"?
Secondariamente capisco l'ironia, il sarcasmo, il distinguo dal populismo in salsa sudamericana del Grillo da parte del centrodestra, ma non l'ostilità: averne di Grilli per la testa così nella sinistra, bisognerebbe incoraggiarli!
Lo dice persino Mannheimer oltre alla logica che "il partito del Marchese (del Grillo)" porterebbe via qualche punto percentuale alle sinistre. Il ragionamento però non è solo biecamente tattico, della serie "il nemico del mio nemico è mio amico". Provo a spiegarmi.
Assioma (cioè verità fondamentale e self evident): Grillo non è una causa, è un sintomo.
Il fenomeno Grillo nasce a sinistra e si potenzia con l'evidente, litigioso e livoroso fallimento in un solo anno della sinistra unitaria di governo, dalla necessità di archiviare rapidamente il consociativismo in salsa prodi-mocristiana che ha scontentato tutti. Per come è configurata la politica a sinistra, fallimento a governare è crisi del partitismo organizzato pesante, il loro cavallo di battaglia preferito.
Non è tutto purtroppo per la sinistre: il Grillismo guarda caso si rafforza parallelamente agli sforzi di Fassino per lanciare un Partito, il Piddì, che non viene nè dall'alto nè dal basso bensì dal mezzo (degli Apparati). Più i giornalai targati Rcs e Rep., trattano quell'esperimento di fecondazione eterologa come fosse innovativo, con tanto di prodotti baronali a supporto per dare una dignità teorica al "liberalismo di sinistra", più il popolo di sinistra si disaffeziona. Siamo arrivati al come volevasi dimostrare:
Teorema: Grillo rappresenta la metastasi dell'esperienza sinistra (di lotta e contemporaneamente) di governo.
Lo stato putrescente della "Politica" partitizzata non è colpa di Grillo; al contrario, Grillo esiste solo perchè la sinistra di governo è l'apoteosi del partitismo. Grillo insomma è solo il termometro che certifica la fine della sinistra al governo, bocciata dal suo stesso popolo.
E qui arriviamo alle dolenti note: perchè tanti esponenti anche delle gerarchie del Centrodestra condannano tuonanti il Grillo che devasta la sinistra? Non sarà piuttosto che anche a Destra c'è chi teme la "antipolitica" in sè?
Sono infatti perfettamente consci che il virus dell'antipolitica è resident nella leadership del Centrodestra e pure nel suo popolo, che non vedrebbe l'ora di spazzar via datati e inefficienti caciccati post democristi e post socialisti. Validi ai loro tempi per carità, quando la logica dei Blocchi contrapposti giustificava un "premium price" alla fedeltà di schieramento Occidentale; oggi non c'è più trippa per gatti, dobbiamo contare solo sulle nostre forze, per cui efficienza ed efficacia prego.
Tutti lì a occhi chiusi orecchie tappate a urlare scuotendo la testa, per non prendere atto che è tutta la politica italica, non questo o quel protagonista, che "iam fetet".
Perchè è evidente che se basta un Pecoraro qualsiasi per bloccare tutto, la causa non è certo la sua perversa genialità ma l'inestricabile sistema di pesi e contrappesi creati dalla politica per IMPEDIRE DI PRENDERE DECISIONI.
Facile nascondersi dietro all'equivalenza Partiti-Democrazia (?!); errori arroganze e soperchierie di alcuni (in realtà di molti, ognuno al suo livello) non significherebbero che il modello rappresentativo così com'è s'è (auto-)configurato qui e ora, sia da eradicare; basterebbe solo cambiare protagonisti e qualcuna delle regolette e, tutto d'un tratto, vivremmo felici e contenti...
Tranne poi sentirsi dire: "si ma anche voi quando siete stati al governo non avete concluso nulla o quasi". Tesi riconducibile allo stesso problema: per quello che si può fare in Italia, la Destra al governo ha fatto pure troppo (Biagi, legge obiettivo, Moratti, politica estera, pensioni, sussidiarietà, modifica costituzione, (mini-)riduzione fiscale, ...).
Se è comunque chiaro che piuttosto che quelli al governo adesso è meglio piuttosto, è altrettanto evidente per quanto detto sinora che anche cambiando facce non si può ottenere granchè.
Ecco allora la valenza di un'antipolitica "right", fatta da chi la saprebbe fare per vocazione (il vero uomo di destra odia la politica e lo Stato, ci lavora solo per ridurli).
Del resto, chiunque abbia conosciuto un assessore o un sindaco sa che per amministrare la cosa pubblica non servono geni, master o gran letture teoretiche, basta un pizzico di onestà e tanto pragmatismo.
Solo un approccio così nobilmente "antipolitico" potrebbe dissolvere in una risata le farneticazioni di un laido commediante bavoso; altrimenti tra elicotteri consulenze e parentame, destra o sinistra che sia, si avrà sempre un bel daffare a ogni Grillo che salta. E poi toccherà pure dire che ha sempre ragione e che grazie a lui i treni arrivano in orario.
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