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Abr's No Comment

Disinformatji

Uno degli shock culturali piu' destabilizzanti e vigorosi della mia vita e' stato il ritrovarmi prima in Giappone e soprattutto in Cina, letteralmente analfabeta: l'inglese si ferma nelle hall degli hotel, gia' col doganiere o col tassista so' cavoli; bisogna provare per capire.
Trovarsi banalmente incapaci di comprendere fin le insegne dei negozi, i cartelli stradali, le scritte sugli involucri dei cibi (in Giappone incellofano tutto, forse per non far vedere se la cosa che c'e' dentro e' ancora viva). Tornati bambini di cinque anni, si dipende in tutto e per tutto da un "adulto" nelle sembianze di un piu' o meno solerte inteprete - chaffeur- badante, quando c'e'.
Sulla base di tale esperienza personale, il fatto sconfortante che apprendiamo dall'interessante sito Polonews non ci sorprende, ma la trasposizione quantitativa dello stesso possiede una sua disarmante evidenza: stiamo affrontando un pezzo importante del nostro futuro totalmente sprovvisti di attrezzi.
In Italia (in complessivi quasi dieci anni) solo 775 laureati hanno una conoscenza accettabile del cinese, parlano inglese e hanno studiato almeno qualche mese all’estero. Da questo plotone davvero ridotto vanno detratti 658 persone il cui curriculum lascia intuire una vocazione umanistica, letteraria e linguistica che solo occasionalmente può sposarsi con le necessità delle imprese.
Un numero altissimo di questi studenti dispone tuttavia solamente di una laurea conseguita in tre anni di studio (296): forse sufficiente per i parametri dell’università italiana, ma non per arrivare in una stazione cinese, chiedere a che ora parte il treno e riuscire a comprendere la risposta. Dichiarare di avere una buona conoscenza del cinese ed avere una laurea breve significa essere madrelingua cinesi, o avere mentito al sondaggio. Solo 75 appartengono all’area scientifico, amministrativa o economico-aziendale.

Se tanto mi da' tanto, uscendo dal "limitato" e utilitaristico campo degli affari, nella realta' cosa sappiamo della Cina? Chi ce la racconta lasciando presupporre di conoscerla, molto probabile che non risulti essere molto meglio dei "laureati" di cui sopra, anzi.
Se anche questi sono banalmente a rimorchio dell’ultima notizia giunta via dispaccio di agenzia in inglese, stiamo freschi.
Cio' e' ancora piu' rilevante dal momento che il regime cinese controlla tutto di tutto, web e intrerpreti-badanti inclusi. Cosi' le notizie in cinese per i cinesi sono manipolate in un verso - istruttivo leggere ad esempio nel sito citato, che traduce dal cinese notizie in cinese per i cinesi, come si sono descritti tra loro gli "incidenti" di via Sarpi a Milano - e di converso, rispondono a tutt'altri ovvii scopi le informazioni prodotte dai cinesi in inglese e diffuse nella cerchia dei "corrispondenti", degli "esperti" (di hall d'albergo, stile Lilligrubber a Baghdad) e "opinion makers" occidentali da quelle parti, tanti pesci boccaloni per necessita'.
Ignorare la lingua (logos) significa essere per forza privati del pensiero (logos). Se questo e', altro che Asianews et similia, messi bene siamo: nei confronti della prossima superpotenza brancoliamo nel buio guidati da ciechi ...


4 commenti:

Anonimo ha detto...

beh, io sono uno dei 775, il cinese lo conosco abbastanza da fare l'interprete con una certa sicurezza, solo e sempre per le imprese, solo e sempre in ambito tecnico.
inutile dire che non ho conseguito una laurea breve, ancora più inutile ricordare che la mia laurea "lunga" non ha aumentato di un millimetro quadro la mia conoscenza della lingua, della società e dell'economia cinesi (tanta letteratura, in italiano naturalmente, storia e un po' di filosofia...), e infatti giace nel cassetto della cucina in campagna, dimenticata da 12 anni e ancora arrotolata, più ostacolo che aiuto per lavorare.
la lingua l'ho imparata là, e l'ho perfezionata lavorando e lavorando, e non si finisce mai di imparare e di rendersi conto della propria ignoranza.

baron litron

Abr ha detto...

Grande Baron! Probabilmente sei ancora piu' sconfortantemente "talebano" riguardo alle competenze disponibili in giro sul cinese, del Cammelli autore di quel pezzo su Polonews.
Mi piacerebbe sapere da te, eprsona informata sui fatti, se condividi la mia impressione sulla qualita' dell'informazione sulla Cina in Occidente, assolutamente tele-guidata per l'ignoranza abissale della maggioranza dei "corrispondenti".

Anonimo ha detto...

beh, se può confortare, i cinesi che sanno bene l'italiano (e pure l'inglese, se per quello) in proporzione sono ancora meno dei corrispettivi nostri.
quanto all'informazione, l'unico che - secondo me - capisce qualcosa di cina e cinesi è scisci francesco, non so se scrive ancora sulla busiarda (aka tuttojuve), e nemmeno so se capisce davvero di suo o se invece ha qualcuno che lo consiglia il giusto.
gli altri fanno pena, ma proprio tutti. del resto poco m'importa, non ho mai sperato di sapere qualcosa del mondo leggendolo dai giornalisti italiani.

baron litron

Abr ha detto...

Perfect. Tutto come volevasi dimostrare allora. Sulla "ignoranza" dei cinesi gia' sapevo, tnxs baron.

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