Site Pages: Home Windows of the World Multimedia Playground
Site Pages: Home Windows of the World Multimedia Playground
| [+/-] |
10 febbraio delle Foibe |
| [+/-] |
Comunicazione di servizio |
Ora i commenti sono tornati agibili e funzionanti. Scusate il disagio.
| [+/-] |
Love is the answer |
Premetto che non diro', come certi tipi Fini han fatto:" Invidio chi sul caso Englaro possieda certezze qualunque esse siano", lo trovo un modo paraculo di dire "beati voi che non capite un caxxo".
Premetto ancora che trovo choccante la diffusa, rassegnata indifferenza fatalista nei confronti degli incidenti stradali (Eluana ne fu vittima a vent'anni), causa numero uno di morte e invalidita' tra i giovani, molti piu' dei caduti americani in Iraq o dei morti palestinesi a Gaza, ripetuti ogni singolo anno che Dio mette in terra.
Cio' detto lasciamo pur stare questioni a mio avviso irriducibili su cosa sia l'accanimento terapeutico: solo quando c'e' farmaco o anche l'alimentazione forzata? Tralasciamo anche il fatto che indurre un'agonia di una decina di giorni per fame e disidratazione non sia sicuramente un dettaglio, ma usarlo come argomento nel caso in questione puo’ far pensare alla forzatura strumentale.
Credo piuttosto che ridurre i problemi posto dal caso di Eluana a uno scontro tra diritti individuali e costrizioni fondamentaliste (chiamando lo Stato a "liberarci"!) sia una fuga dalla realta’.
Si da’ per scontato un ipotetico quarto Diritto dell'Uomo oltre a quelli alla vita alla liberta' e alla ricerca della felicita' - quello alla dignita' in morte, altrimenti detto da chi non teme l’ossimoro, diritto alla “dolce morte”.
Cuccu', sveglia: la sofferenza abbruttisce e rende dipendenti sempre, la morte oltre che dolorosa e' sempre priva di dignita' oltre che di estetica: tipicamente nel trapasso ci si caga addosso e non in senso figurato!
Non per caso ce’ voluto nientepopodimeno che un Figlio di Dio sceso dai Cieli per offrire finalmente un senso e una dignita' alla sofferenza e alla morte a chi li vuol leggere.
Una volta deposta la foglia di fico assolutamente kitsch della “dolce morte” rimane la verita' cruda, del tutto umana e comprensibile della paura del salto nel “nulla”.
Rifletto che credere di rimuoverla eliminandoci “prima che Lei arrivi da sola”, non renda poi cosi' diversi dai tanto disprezzati "credenti" col loro concetto di vita dopo la morte. Si tratta in fondo di risposte analoghe, di tentativi di fuga dalle Forche Caudine che tutti dovremo attraversare prima o poi. E’ il bambino che crede di nascondersi perche’ si tappa gli occhi.
Nulla di male beninteso a credere in qualcosa, se questo aiuta a farsi una ragione dell’inevitabile; il fatto nudo e crudo a me sembra che rimanendo sul piano meramente materiale non si possa soffrire e morire conservando la nostra “umanita’”: diceva un saggio pre-socratico , quando c’e’ Lei non ci sei tu e quando ci sei tu non c’e’ Lei.
La personale lezione “pratica” che traggo dal caso Eluana e' un’altra: se mai verra' il mio turno e tocchi a qualcuno decidere della mia vita e del suo epifenomeno morte, desidero assolutamento che costui non sia ne' Stato ne' Chiesa ne' tantomeno un minus quam merdam qualsiasi con laurea in medicina; esigo che a decidere per me sia esclusivamente qualcuno che mi voglia veramente un mondo di bene. Come nel caso di Eluana, non come mi pare capito’ a Terry Schiavo.
Anche perche’ si tratta di decisioni da prendere AL POSTO dell’individuo non IN NOME dello stesso: personalmente trovo lievemente ridicola l'idea del testamento biologico, cioe’ andar da un bio-notaro e metter per bio-iscritto (con una bio-scadenza come lo yogurt) cosa dovrebbe bio-farmi qualche bio-esecutore in situazioni di cui nessuno sa un bel bio-nulla. So’ cose figlie di questi tempi ricolmi di balle sc-sc-scientifiche destinate a rimpiazzarne altre considerate “scadute” dalla sensibilita’ GrandeFratellesca corrente, ma a quelle del tutto assimilabili.
Tornando al caso Englaro, il fatto che mi impressiona non sono i diciotto anni di “vita” vegetativa in cui la sorte ha rinchiuso la ragazza, sono piuttosto gli anni passati dal padre a sperare che Eluana si risvegliasse. Trecentosessantacinque piu' bisesti moltiplicato per diciotto: il conto delle albe di amore e dei tramonti nel dolore e viceversa. Tutto quel tempo speso al capezzale della figlia schiaccia e rende irrilevante a mio avviso l’umana decisione finale di "mollare", alla faccia dei tifosi che tirano il caso per la giacchetta nell’uno o nell’altro senso, fregandosene del dramma umano. A un papa' cosi’ c'e' solo da dir GRAZIE.
Questa e' una storia di amore, sofferenza, di disperata forza e non di rassegnazione, quindi profondamente cristiana; come si fa a biasimare anche dal punto di vista confessionale un padre che ha trattenuto la mano della figlia sospesa nel baratro per diciotto anni prima di mollarla sfinito? Dopo di che si dovrebbe tacere tutti, nel rispetto e nella profonda com-passione per il dolore.
Perche’ qui non ha vinto nessuno, o come diceva Jim Morrison, nessuno di noi uscira’ vivo di qui.
| [+/-] |
The Rocket Calendar |
Cosa fareste se un vicino sparasse alle vostre finestre decine di volte al giorno per anni, ululando che lo farà sino a quando non avrà "liberato" la vostra casa da voi stessi? Così si vive nel Sud di Israele. Da anni. Basta Ya.
Ah, a proposito di "emergenza umanitaria": notare le caselle colorate, per la prima volta nella storia dell'Umanità un "aggressore" distribuisce regolarmente aiuti alle "vittime" e ne cura i feriti, combattenti inclusi, nei suoi ospedali.
The Others invece approfittano delle "tregue umanitarie" per rifornire i lanciamissili: capibile del resto, à la guerre comme à la guerre ... se solo non chiagnessero mentre (si) fottono.
| Su | Mo | Tu | We | Th | Fr | Sa |
| 1 | 2 | 3 | ||||
| 59Q (9G) 5M | 41Q (4G) 5M | 28Q 10M | ||||
| 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 |
| 50Q 5M | 39Q(4G) 5M | 30Q 3M | 24Q(8G) 1M | 30Q 4K | 30Q (7G) | 16Q (4G) |
| 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 |
| 28Q (3G) | 20Q (3G) 3M | 18Q 5M | 11Q 5M 3K | 29Q (3G) | 21Q (3G) 4M | 27Q 4M |
| 18 ("CeaseFire") | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 |
| 13Q (2G) 4M | ||||||
| 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 |
Q=Qassam (may include Katyusha-style rockets)
QS=Qassam landing short in Gaza
M=Mortar
F=Fatality (F=Gazan, F=Israeli)
(G)=Grad (included in Qassam count, not consistent yet)
M*- Apparently upgraded 120mm mortars
MS=Mortar landing short
P - unnamed "projectiles"
(Paren) indicates unconfirmed Palestinian claims
(Mortars are severely undercounted since they simply don't make the news any more).
December 2008
| Su | Mo | Tu | We | Th | Fr | Sa |
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | |
| 1Q | 3M 2Q (23M) | 3Q 15M | 1Q 2M | 2Q (7M) | 3Q (20M) | |
| 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 |
| 7Q 1QS | 1QS | 1M | 1Q | 2Q 1QS (2M) | 1Q 3M | |
| 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 |
| 1Q 3M | 1Q | 8Q | 24Q 1M | 8Q 2QS | 3Q | 15Q 26M 1QS |
| 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 |
| 17Q 3M 1QS | 3Q 1QS | 8Q 8M (1P) | 41Q 24M (54M) | 7Q 7M | 25M 1QS (2F) 2MS | 64Q (1F) 16M |
| 28 | 29 | 30 | 31 | |||
| 30Q (5G) 4M | 73Q (11G, 2F) 15M (1F) 2QS | 55Q (4G) (3M) | 63Q(10G) | |||
| [+/-] |
Natale |
Rigenerando.
Me l'ha ricordato un amico.
Oh, mica male oggettivamente. Bei tempi ...
.. quella voglia", la voglia di scrivere
quella voglia che c'era allora...
chissà dov'è! ........chissà dov'è?
Buon Natale di rigenerazione.
| [+/-] |
L'occasione fa l'uomo ladro |
Non e’ questione di destra o sinistra, la greppia pubblica attira e attizza. A maggior ragione in tempi di crisi. Non se ne esce affidandosi in toto alla Magistrutra salvifica e tutelante come vorrebbe DiPietro, ma tagliando il problema alla radice: meno stato, meno ruberie.
Retrocediamo su un tema che in genere poco ci appassiona, l’attuale fase della politica in Italia e i guai giudiziari che stanno investendo amministratori locali in quota PD.
L’interessamento quasi entomologico per questa fase, deriva dall’osservazione di fenomeni che potrebbero avere conseguenze durature nella poleis italica: forse stiamo assistendo al completamento, in altre forme e dimensioni per carita’, della la stagione di Tangentopoli rimasta monca per quindici anni, che anche allora parti’ dalla periferia per investire poi il centro. Nulla di cui andar fieri comunque, potrebbe esserlo solo un inquisitore burostatalista agli antipodi dal sano “Law & Order” individualista amerikano come di fatto e’ DiPietro.
Se n’e’ reso conto anche nonno Napolitano, il suo appello a far qualcosa sul fronte del chiarimento dei rapporti e dei ruoli tra politica e magistratura e’ miele per le orecchie della maggioranza e forse al punto in cui siamo arrivati anche per gran parte della minoranza parlamentare.
Ci pare poco opinabile che gli eventi in questione non siano casuali: come missili lanciati su Sderot, segnalano una nuova offensiva “mirata” da parte di una corporazione istituzionale volta alla tutela della propria rendita di posizione; ma di questo non vorremmo occuparci per carita’ di patria: del resto se i politici non rubassero i magistrati avrebbeor poco da lanciare offensive; ci focalizzeremo sui risvolti piu’ prettamente generali, nemmeno partitici, della questione.
Chiariamo subito una cosa: lungi da noi gioire come un qualsiasi tifoso assiepato in Curva Nord dei guai giudiziari di molti amministratori locali eredi del “Partito della Questione Morale”, lungi da noi alzare irridenti ditini.
Prima di tutto perche’ il clima autoassolutorio stile “siamo tutti uguali, rubiamo tutti, assolviamoci tutti” e’ un rischio concreto.
Secondariamente per una questione di garantismo; tradotto, significa pensare che la responsabilita’ civile o penale, lungi dall’essere “politica” come alcuni in queste lande ideologicizzate credono, debba essere sempre e solo individuale.
Cio’ e’ ancora piu’ vero nella misura in cui ci si rende conto che viviamo in un mondo politico agli antipodi dalla cosiddetta Prima Repubblica.
Se a quei tempi tutto originava e tutto finiva nei Partiti (un clima invero opprimente), oggi da una parte le regole elettorali, dall’altra il Partito di Plastica e quello della Fusione Fredda han consegnato le Amministrazioni locali a una serie di cacicchi, forti della loro legittimazione popolare diretta.
Un tempo i governi si dimettevano per una alzata di sopracciglio del segretario di un partito minore, oggi una Jervolino qualsiasi si puo’ permettersi di sfanculare il segretario del suo partito. Lei e tutti gli altri si legittimano in quanto eletti, non in quanto tesserati o parte di una certa corrente, quelli so’ al limite problemi da peones parlamentari centrali o da consiglieri comunali. Il che in se’ non sarebbe scorretto, sarebbe pure costituzionale; ma allora dato il contesto, checcentra il Partito?
Tutta colpa di Veltroni, come si legge da tempo in molti blog? Aldila’ delle alleanze sbagliate, presunti scudi che si sono trasformati in sanguisughe, in una situazione del genere paradossalmente solo il carisma e la “padronanza” alla Berlusconi potrebbero fornire un minimo di controllo sul Partito.
Forse l’avversione generalizzata per il meccanismo delle preferenze trova una spiegazione nel tentativo di frenare sul nascere questa deriva feudale: vassalli valvassori e valvassini sempre pronti a ritagliarsi e allargarsi i loro spazi.
Sempre stato del tutto contrario al centralismo democratico per carità, ma ora stiamo esagerando con questa interpretazione del tutto autarchica e auto referenziale del federalismo.
Povero Veltroni che deve fa’? Gia’ ai tempi dello scandalo Del Turco non ha scritto, non ha telefonato, non ha dato il minimo di solidarieta’ al compagno presidente della regione degli Abruzzi carcerato, lasciandolo in pasto alla magistratura e ai giornali, si disse perche’ socialista, in realta’ per non offrire ulteriori destri a DiPietro; ora a fronte della nuova bufera policentrica afferma che “faremo subito pulizia”. Pulizia adesso?
Il punto e’ che non puo’ fingere, bendett’uomo, di essere alla guida di un partito “normale”: molti dei suoi elettori lo vivono ancora come uno specchio in cui rimirare la loro “antropologica superiorita’”, un Partito unito (contro Berlusconi e il suo modello antropologico) come una Chiesa alle Crociate contro l’Infedele, “Puro” come sono loro, da bravi italiani afflitti da “sindrome delle corna”, che sono quella cosa che tutti vedono, con l’eccezione delle proprie.
E’ questo il gigantesco “qui pro quo” italico generato dalla famosa “questione morale” evocata ai tempi da Berlinguer. Fu una scelta intelligente anche se priva di sbocchi concreti gia’ allora: l’uomo era avanti, s’era reso conto in anticipo che i modelli ideologici allora in uso - l’Urss, la rivoluzione etc. – non reggevano piu’.
Urgeva identificare altre ragioni per respingere le scorciatoie di piazza mantenendo al contempo l’atteggiamento messianico nei confronti della politica. Purtroppo quel proclamare la loro “purezza” non porto’ alla pulizia della politica ma si autoconfino’ alla criminalizzazione degli avversari; invece di comprendere che politica e’ legittimo conflitto di interessi alla luce del sole, tale visione ha trasformato la lotta democratica in un conflitto mediorientale tra bene e male, tra chi ha ragione e chi vuol fermare il trionfo della Verita’ per sordidi interessi privati. Ne viviamo ancora oggi le conseguenze.
Nonostante tutto qualcuno insiste: d’Alema la settimana scorsa minimizzava, si tratterebbe secondo lui di “sette casi isolati, li ho contati”. Grazie per lo sforzo computazionale, ma pochi o tanti che siano non cambia, non e’ che se fossero diciassette invece di sette allora l’intero partito sarebbe composto di ladri (come del resto riusci’ bene a loro e alla stampa beota coi socialisti e la dicci’); si tratta di prendere atto che non esistono diversita’ morali, soprattutto in un paese amorale e umorale come la nostra Italia dei Livori.
Avvenimenti come questi dovrebbero far prendere atto a tutti di un fatto evidente: l’unica cosa che rende la democrazia un po’ meno peggio di ogni altro sistema di gestione della cosa pubblica non sta nell’eleggere i “puri”, i “migliori” (“aristoi” in greco), bensi’ in quel tecnasma chiamato RICAMBIO. I cui effetti deterrenti vengono chiariti molto bene da un ministro: “se tu sai che tra quattro anni qualcun altro che non e’ tuo amico andra’ a mettere il naso in quello che oggi e’ il tuo cassetto, allora ti comporterai in maniera piu’ accorta”. Lo sappiamo bene, l’Italia e’ arrivata a Tangentopoli proprio per i guasti del consociativismo cioe’ del ricambio FINTO.
Lo sanno tutti che ancora sussistono aree nel Paese in cui tale ricambio non s’e’ mai visto dalla fine della seconda guerra mondiale, e non parliamo piu’ solo di Napoli. Dato che non tutto il Paese e’ SudTirol come senso identitario e mentalita’ di servizio, la cosa dovrebbe preoccupare non poco, dovrebbe costituire un indizio su cui investigare. Attenzione, il ricambio finto o solo teorico non e’ detto produca solo guasti epocali ed eclatanti con risvolti penali come quelli di Napoli o Pescara: eliminando ogni dinamica competitiva e quindi tagliando ogni evoluzione anche economica oltre che sociale, alla fine sclerotizza, addormenta. Come un ufficio notarile.
Un ulteriore elemento che salta agli occhi e’ la debolezza della politica non solo sul fronte dell’impotenza dei vertici, ma anche della assoluta incapacita’ di selezionare una classe di amministratori competenti e/o onesti: solo il sopra detto RICAMBIO potrebbe aiutare. Del resto ogni popolo ha la classe politica che si merita, senza distinzioni destra-sinistra; speriamo che si inizi a capire che il problema non e’ Veltroni che controlla poco, quando a Canicatti’ il ragazzotto che si prende la tessera lo fa spesso per motivi inconfessabili, come scorciatoia.
In tal senso, sostituire o commissariare Veltroni (che pure di cappelle ne ha fatte diverse) cambierebbe poco. Sarebbe ora di prendere coscienza del fatto che ‘o pesce NON fete partendo dalla capa, ma dalle viscere. E arriviamo sempre li’, all’occasione che fa l’uomo (debole) ladro.
La risposta italica classica? Il sogno DiPietrista: faccia feroce e ulteriore stratificazione di controllori, norme e regolamenti, in un baialamme borbonico inestricabile, utile non certo per risolvere alcunche’ ma per rendere tutti inquisibili, dal primo dei governanti all’ultimo dei cittadini.
Lo afferma anche Piero Ostellino su IBS: “ ... è l’eccesso di leggi e di regolamenti che produce paralisi e corruzione. Con una radicale semplificazione legislativa il Paese ripartirebbe domani. Ma nessuno la propone. Uno spettacolo di ordinaria cialtroneria quello che offre, nella circostanza, la classe politica. Sembra che il governo Berlusconi, con la legge 246/2005 (la «taglia leggi»), abbia preso il toro per le corna”.
Si riferisce al recente decreto di Calderoli che ha eliminato ben 29 mila leggi d’anteguerra ancora presenti a ingolfare il lavoro dell’amministrazione. Peccato che anche una legge come la “taglia leggi” richieda norme attuative, comitati, delibere .... non ci passera’ piu’, il Borbone cresciuto a mo’ di Alien nel corpo dello Stato non si arrende facilmente. La risposta c’e’, e’ sempre la stessa ma non piace a nessuno invischiato negli infiniti rivoli e rivoletti che colano dal ghiacciaio della politica: si chiamerebbe Meno Stato. Parafrasando il “loss von Rom” (via da Roma) dei Tirolesi duri e puri, sarebbe necessario un “loss von Asl” per scoraggiare i furbastri, quelli troppo scarsi per tentare di affermarsi nella vita normale e troppo fiappi per fare i criminali veri, dall’imboscarsi nelle greppie della politica locale.Destra e sinistra c’entrano poco.
| [+/-] |
Autolesionismo |
Un racconto Zen dedicato a quelli che hanno solo una cosa arenata in testa, in bocca e sulla penna: il nome di Berlusconi. E di solito non sono quelli che hanno votato centro destra: questi di solito pensano piu’ ai casi loro - soprattutto ultimamente - e sono scarsamente affetti da culto della personalita’, in un verso o nell’altro.
Poi uno si stupisce se, dopo anni annorum di egemonia culturale e di mainstream adorante dedicato, a sinistra non siano in grado di elaborare uno straccio di strategia seria d'opposizione; figuriamoci poi di governo. Epperforza, so' distratti dall'Amor Loro (amore-odio, da bravi masochisti).
Alla fine, ci sono dubbi su chi sta alimentando il fenomeno Cav.: e’ piu’ Emilio Fede o i tanti Curzio Maltese e giu' giu' scribacchini e blogger vari&avariati?
Una volta due giovani monaci di nome Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto. Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare al strada.
“Vieni ragazza” disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la porto’ oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla, finche’ quella sera non ebbero raggiunto un convento ove passare la notte. Allora non pote’ piu’ trattenersi. “Noi monaci non avviciniamo le donne” disse a Tanzan “ e meno che meno quelle giovani e carine. E’ pericoloso. Perche’ l’hai fatto?”
“Io quella ragazza l’ho lasciata laggiu’” disse Tanzan. “Tu la stai ancora portando con te?”.
(da “101 Storie Zen” a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi).
| [+/-] |
The New Deal Didn’t Always Work, Either |
Interessante analisi (sul NYT!) su qualcosa di cui si parla molto: le politiche durante il famoso New Deal di FD Roosevelt post Great Depression: cosa funzionò e cosa no.
Ancora più interessante perchè parte dell'analisi (luci e ombre?) si basa su studi di Christina Romer, consigliere economico di Obama considerata "alla estrema destra del panorama economico democratico" (uguale a "no tax raise"!).
Primo mito da sfatare: il "New Deal" inteso come intervento di politiche economiche organico, definito una volta per tutte e fondato su un impianto teorico preciso, non è mai esistito.
| [+/-] |
5 punti per Obama |
M'è troppo piacuto 'sto post "Some Openings for Obama" della blogger Victoria Davis Hanson: cinque punti semplici e chiari per il nuovo Presidente, sviscerati ed esposti come solo un Conservative potrebbe fare ("I think, therefore I am a Conservative"), aldilà e al di sopra delle diatribe e delle rese dei conti NeoCon vs. Con, religious vs. libertarian etc..Presentati dal punto di vista dei vantaggi per Obama oltre che dell'America; m'è piaciuto al punto che me lo traduco e me lo piazzo qui come se fosse mio. Di fatto lo è dal punto di vista dell'adesione.
1) Iraq. Negli ultimi 40 giorni si sono registrati meno militari americani morti in Iraq di assassinii nella Chicago di Obama. Adesso egli può difendere il piano Petraeus come se fosse suo, accettare un ritiro graduale e "vincere" la guerra . La gente progressista vedrà le nostre truppe ridursi con continuità - come nell'ultimo anno con Bush - ma adesso potranno darsi i meriti: "ne stiamo uscendo". I moderati saranno felici che non abbandoniamo di corsa l'Iraq come anticamente promesso. Nel giro di due anni se si continua al ritmo attuale saremo quasi del tutto fuori da quel Paese e Obama potrà reclamare di aver "risolto il problema". Pochi ricorderanno che fu la non facile decisione di Bush riguardo al "surge", molto più che non l'ereditarla, ciò che ha assicurato a 26 milioni di iracheni un nuovo inizio con un governo costituzionale e con gli interessi americani nella regione più sicuri.
2) Energa. La benzina si avvicina ai $2 al gallone [meno di mezzo euro al litro ... giusto per capire il peso delle tasse nella old Europe: sanguinose rivolte sono scoppiate per molto meno, ndt], il petrolio è a $55 il barile, un terzo del suo costo più alto nel 2008. Questa discesa dei prezzi potrebbe significare quest'anno circa mezzo milione di milardi di dollari di taglio nella bolletta petrolifera, un bello stimolo. Già ora chi percorra 2000 miglia al mese (ndt: IO!!!) sta risparmiando $150-250 al mese solo in costi del carburante. A Obama basterebbe imporre una tassa 10 cents per gallone e usarla per abbassare il deficit (ma non lo farà), ma è chiaro che adesso il governo Usa, e/o i suoi cittadini, hanno delle opzioni, alla faccia dei Paesi Opec.
Reagan seppe sfruttare il dono dal cielo del crollo dei prezzi petroliferi nei primi anni '80. Non vogliamo idee del tubo alla Carter, del tipo adesso passiamo ai nostri giacimenti di scisti bituminosi, ma piuttosto un leggero drenaggio dei profitti dei Produttori, incoraggiando al contempo l'utilizzo di fonti alternative in modo da essere più preparati, al prossimo balzo in su dei prezzi. Speriamo tutti che Obama includa carbone e nucleare nella generazione di energia elettrica e limiti al massimo le mani in alto ai boati verdi, possibilmente solo nelle aree dove di petrolio ne è in ogni caso rimasto poco, tipo: “Prometto che non estrarremo a Manhattan o Berkeley!”
3) Nemici Internazionali. Obama dovrebbe focalizzare la sua azione a tener basso il prezzo del petrolio (o in ogni caso sfruttare il fatto che il mercato lo sta abbassando). Se stiamo sotto i $50 al barile, l'Iran avrà grossi problemi a pagarsi le centrifughe e i missili. Putin and Co. non sarebbero così bulli, dato che le loro riserve di cash si ridurrebbero (come han già cominciato a fare). L' Islam fondamentalista riceverebbe molti meno soldi dai suoi sponsor. Hezbollah risulterebbe impoverito ( e quindi molto più debole nei confronti di Israele). Chavez dovrebbe tagliare i sussidi con cui si compra alleati in giro. Il punto cruciale è che gran parte dei nemici dell'America campano sull'export del petrolio e un taglio nel suo costo potrebbe fornire dei sonanti dividenti alla politica estera americana, se Obama sarà capace di tenere i prezzi del petrolio bassi quando l'economia riprenderà quota. Per adesso gli è arrivato un gran regalo economico dal cielo, speriamo sia capace di usarlo anche politicamente nel modo giusto.
4) Europa. Esser cauti su quello che si vuole ottenere. All'Europa è stato concesso un lungo giro gratis che è continuato per molto tempo, anche dopo che l'Unione Europea è stata riportata complessivamnete al primo posto nelle economie mondiali. La religione dell'odio verso Bush è in gran parte una coperta di radicatissimi sentimenti anti americani, alimentati dalla affermazione dell'egemonia culturale mondiale degli Stati Uniti che ha fomentato gelosia e livore tra i nostri "Amici" crassamente ricchi, ignavi e potenti. Adesso però anche gli Europei sono caduti prigionieri del Sogno di Obama, e questo dà agli Usa una leva su cui agire. Lui dovrebbe sorridere a tutti e a forza di "hope and change" portarli un po' alla volta a contribuire sempre più alla Nato e in Afghanistan, e continuare a portare a casa pian piano le truppe americane dal Vecchio Continente, con la scusa di abbandonare l'egemonia Amerikana e lasciare l'Europa agli Europei. Parlare gentile e portarsi un grosso bastone è molto meglio che irritare gli Europei e al contempo continuare a firmargli assegni in bianco.
5) Immigrazione clandestina. Obama ha capito che le tre passate sanatorie e i milioni di stranieri illegali che per decenni ormai hanno attraversato le frontiere, hanno cambiato in modo rilevante la mappa elettorale di Stati come il New Mexico, Arizona, Texas e California (un tempo feudi Gop, ndt), e potrebbe presto alterarne altri. Quindi dubito abbia molti incentivi a fare la cosa giusta nei riguardi della immigrazione clandestina. Ma la grande maggioranza degli Americani è letteralmente furiosa che la legge sia ridicolizzata come lo è stata sinora a colpi di sanatorie. Quindi cosa potrebbe fare?
Essenzialente, nulla. Cioè consentire di continuare la costruzione della barriera col Messico; rendere l'immigration service più stringente e attento; contare sull'economia in recessione affinchè convinca meno a venire a Nord e molti a tornarsene a Sud; espellere senza gran fanfare i delinquenti. Se gli ingressi cessassero e la quantità di illegali fosse stabilizzata, allora la formidabile macchina dell'assimilazione e dell'integrazione potrebbe rimettersi in moto, nonostante i disturbi arrecatigli da concezioni fallaci multiculturaliste. In tal modo il non far niente, pur consentendo alla polizia di fare efficacemente il suo mestiere, potrebbe risultare alla fine un grande vantaggio.
| [+/-] |
Ba(ra)ck to the Dream Time |
Obama ha vinto, e con lui il sogno di un mondo intero. Che però un giorno dovrà svegliarsi, e fare i conti con la realtà.
| [+/-] |
4 novembre italiano |
Ne parlavo gia' nel 2006, non ho cambiato idea: checche' ne pensi Liberazione (grazie a Sansonetti per avermi stimolato a scrivere 'sto post), la vera festa nazionale italiana dovrebbe essere il 4 novembre ricorrenza della Vittoria.
Infatti il due giugno e' una sorta di opaca notte dei lunghi coltelli che segna la vittoria di una meta' dell'Italia - quella partitica di massa - sull'altra; il 25 aprile poi ricorda la fine di uno scontro fratricida, non e' certo una storia di riconciliazione. Non ce' paragone, sarebbe come se gli Stati Uniti avessero piazzato la ricorrenza nazionale in coincidenza della resa del Generale Lee ad Appomatox.
C'e' una ulteriore ragione positiva per perorare la causa del 4 novembre: celebra la raggiunta Unita' del Paese (e in questi tempi di Federalismo ben temperato ...) e non solo dal punto di vista territoriale.
La Grande Guerra fu infatti la prima occasione di unificazione vera tra i diversi popoli di Isole, Penisola, pianure e montagne del Nord: il primo vero incontro, un autentico melting pot fatto di sangue sudore e lacrime condivise nel fango delle trincee. Non e' retorica, volenti o nolenti e' cosi' che si forgia una Nazione, con le XIII battaglie di fila per pochi kmq sull'Isonzo, con la resistenza sul Piave e la successiva Vittoria.
Che grande occasione di unificazione morale, assolutamente gettata al vento dal successivo fascismo! Uno dei miti autoassolutori e auto commiseratori del dopoguerra, uno degli elementi fondanti stessi del fascismo fu infatti il grido della "Vittoria Mutilata" - per non parlare del peana catto- su "l'inutile strage", ripreso dai pacifinti odierni e riusato senza discernimento sino ai giorni nostri.
Secondo la mitologia della "vittoria mutilata", gli Alleati ci avrebbero fregato, non dandoci Fiume e qualche ulteriore pezzo di Dalmazia, Africa e Turchia; ce li dovevamo andare a prendere "autarchicamente". Conclusione, s'era sofferto e s'era morti tutti assieme in trincea INUTILMENTE, la fratellanza sviluppata era risultata perdente. Con buona pace dello spirito di unita' nazionale.
Tanto, il piano del fascismo era di ri-forgiarlo lui l'Italiano: vent'anni di masse in "laboratorio", col massimo impegno e gli strumenti piu' moderni dell'epoca (cinema, radio, mainstream, culto della personalita' etc.), basandosi purtroppo su premesse erronee e fatali: il Piave l'aveva dimostrato, il nostro carattere nazionale da' il meglio nel silenzio, nel sacrificio e nelle angustie, quando si e' con le spalle al muro, perche' e' tosto, arcigno, magro da maratoneti; non certo tronfio, muscolare perepepe' e miles gloriosus (su quel versante non siamo seri, scadiamo immediatamente nell'operetta). Mentre l'Isonzo e il Piave erano stati vera epopea popolare nazionale, i salti dei gerarchi nei cerchi di fuoco risultavano comici, assurdi, pura facciata gia' nel mentre li si faceva.
Date le premesse farlocche di tale "rifondazione morale", di fatto nella Seconda Guerra furono sufficiente (relativamente) poca pressione bellica su truppe italiche nella massima parte spaurite e poco combattive (e autoassolte dall'antica balla della "scarsita' dei mezzi e del comando) nonche' un (relativamente) limitato bombardamento su Roma per far cadere non per caso in pochi mesi tutto il palco che il fascismo aveva impiegato vent'anni a edificare.
A contrasto, la resilience mostrata PER ANNI sull'Isonzo e sul Piave nella Grande Guerra, a fronte di prove ben piu' toste, starebbe li' a dimostrare pur qualcosa sul carattere nazionale. Chissa' che novant'anni dopo, oramai scomparso in questi giorni l'ultimo reduce, si rivaluti l'esperienza fondante del sacrificio collettivo della Prima Guerra Mondiale. E la si finisca una buona volta coi riflessi condizionati: Grande Guerra per il mainstream significa invariabilmente Caporetto.I primi a instillare tale fola furono guarda caso i nostri Alleati, tra i quali ancor oggi e' saldo il falso teorema che l'Italia fu salvata dai loro rinforzi.
Invece Caporetto fu un episodio, imponente certo ma pur sempre di gran lunga inferiore alla ritirata degli anglo francesi sino alle porte di Parigi nel 1914 e paragonabile alle loro ritirate sotto le offensive tedesche del 1918. Prima c'erano stati due anni e mezzo e una dozzina di sanguinose offensive sull'Isonzo e alcuni micidiali attacchi sventati sull'Altipiano di Asiago, dopo s'eran dovutge rintuzzare le offensive sul Grappa, Piave e Altipiano (battaglia del Solstizio) per dare poi con lo sfondamento di inizio novembre a Vittorio Veneto e il conseguente sfaldamento completo dell'esercito nemico ridotto allo stremo, il colpo di grazia alle residue speranze degli Imperi Centrali di sopravvivere alla Guerra.
L'altra cosa che si narra alle masse e che tutti sanno riguardo alla Grande Guerra e' la nostra impreparazione. Falso, eravamo superiori in uomini e mezzi agli austro ungheri (piu' ungheri e croati che austriaci, almeno su Carso e Isonzo), ma messi in modo pazzesco in quanto a terreno - tutto in salita e di montagna, quanto di piu' facile da difendere ci fosse al mondo.
Altra leggenda metropolitana e' quella della disumanita' e l'impreparazione dei comandi. Beh, erano altri tempi, sul fronte francese non si procedeva in modo molto diverso dal nostro e nemmeno tanto piu' "intelligente" in termini di risparmio di vite umane: Cadorna non era peggiore di Nivelle, il fatto e' che tutti erano impreparati a quel tipo di guerra.
Tutte le guerre sono sempre orrende ma la Grande Guerra fu probabilmente la peggiore di tutte in tutta la storia dell'Umanita' per i combattenti: l'apoteosi della macchina positivista sull'Uomo, della asettica scientificita' della distruzione, ancor piu' devastante forse dei campi di concentramento stessi (vedi le centinaia di migliaia di morti in una sola offensiva coem quella della Somme).
Nulla da esaltarsi insomma, ma il 4 novembre, la Grande Guerra, chi ci lascio' la gioventu', l'esito ottenuto - il compimento dell'unificazione nazionale - e quello che avrebbe potuto essere - la creazione di uno spirito nazionale condiviso - meriterebbero una rivalutazione, un ricordo piu' denso, partecipe e sobriamente rispettoso. Non omnis moriar.
| [+/-] |
Il PD e l'arte della verosimiglianza |
| [+/-] |
What goes up must come down |
| [+/-] |
« Fradei, forsa al remo, demoghe doso! » |
| [+/-] |
News presidenziali |
Sta per iniziare l'ultimo mese di campagna per l'elezione del presidente più influente del Mondo. In order to stay posted, nemmeno lo dico di evitare con scrupolo le cronachette dalla stanza d'albergo dei "corrispondenti" del Mainstream Media nostrano. Qualcuno (non tutti) possiede un inglese sufficiente per leggere i giornali e ordinare la cena, ma so' i peggiori: leggono il NYT o il WP o il LAT, credono sia l'Oracolo e copiano. Cibo per cani.
Ragion per cui ho provveduto ad aggiungere nella sidebar i link ai post giornalieri dedicati all'argomento di Casa Bianca 2008, sito dedicato di giovani vecchi amici, The Right Nation del gemello, Camillo (si, alla Catalano preferisco il biased dichiarato e competente rispetto all'ideologico mascherato e fanfurlone) e del Weekly Standard; in più ho aggiunto questo sinottico riassuntivo che si aggiorna con frequenza:
| [+/-] |
Dabbenaggine e trappoloni georgiani |
M'era rimasta un bel po' di curiosita' sui recenti eventi in Georgia e Ossetia: dato il solito penoso livello delle informazioni che ci somministrano, costantemente intriso di pre-giudizi buonisti e pacifinti, come sono andate veramente le cose in quell'08-08-2008 alle porte di Tskhinvali, Ossezia del Sud? Di cosa s'e' trattato?
La risposta l'ho trovata imbattendomi in questo dettagliato resoconto stilato da un blogger military oriented svedese.
Va detto che l'autore legge il russo non (credo) il georgiano, per cui ci si puo' aspettare un minimo di bias filorusso nel resoconto - evidente ad esempio quando definisce "spartani" i 300 sud-ossetii rimasti a difendere il loro capoluogo dall'assalto georgiano. Ciononostante appare poco dubitabile che la prima, improvvida mossa offensiva sia stata non solo dissennatamente compiuta proprio dai georgiani, ma che ci fosse dietro anche un minimo di premeditazione.
Il paragone che mi viene per descrivere l'errore da questi compiuto e' il seguente: come puo' un sano di mente partirsene a picchiare il fratellino minore del campione del mondo di extreme fighting, per giunta con costui li' vicino? Lo dico col cuore infranto, nonostante tutta la simpatia che provo per la piccola Nazione Georgiana, non solo per la sua adesione ai valori occidentali ma anche perche' rugbisticamente evoluta.
L'ipotesi dell'autore svedese e' che i georgiani abbiano da un lato sottovalutato l'attenzione e la capacita' di reazione russa, come se questi ultimi fossero ancora impiantati nelle crisi degli anni '90, nonche' lo storico valore militare degli ossetii (descritti come la minoranza russa storicamente con piu' decorazioni in proporzione al numero di militari); dall'altro che i georgiani abbiano trascurato per insipenza la pianificazione tattica dell'operazione e sopravvalutato l'effetto sorpresa. Mi parrebbe un po' troppo ...
A parziale giustificazione dei georgiani va detto, e il post lo chiarisce, che 'sta Ossetia del Sud sulla carta appare un boccone facile. E' una specie di Val d'Ossola o di Val Camonica, sostanzialmente una strada tra le montagne geograficamente e politicamente georgiana, con meno di centomila abitanti etnicamente ossetii quindi russofili, aperta a sud da un passo tra il capoluogo e la citta' georgiana di Gori (che per la cronaca diede i natali a di un certo Josif Vissarionovic Dzhugashvili al secolo Stalin) e chiusa a nord dal tunnel di Roki che sbocca in North Ossetia (parte della Federazione Russa) perforando catene invalicabili (li' vicino svetta a oltre i 5600m l'Elbrus ).
Il piano georgiano semplice semplice per approfittare del Mondo distratto dall'apertura delle Olimpiadi e riappropriarsi del controllo di una parte del territorio nazionale, sarebbe stato: aggirare a nord con le "truppe speciali" la parte popolata della valle per chiudere la strada del tunnel verso la Russia, nel frattempo a sud rastrellare a cannonate capoluogo e villaggi e mettere in 24, massimo 48 ore il mondo e i russi di fronte al fatto compiuto.
Il risultato invece e' stato la catastrofe: l'esercito georgiano e' stato virtualmente annichilito in 48 ore, i russi hanno devastato le installazioni militari e civili di Gori e distrutto pressocche' tutto il materiale militare della repubblica caucasica; mentre gli Abkhazi - altra minoranza russofila sulla costa del Mar Nero - ne hanno approfittato per "ripulire" 11 villaggi in territorio georgiano tra la gola di Kodori - confine della provincia secessionista - e la citta' di Poti sul Mar Nero, nel frattempo bombardata dalla marina russa che "casualmente" s'era trattenuta nei dintorni dopo delle manovre.
L'autore non esprime la stessa opinione, ma il suo circostanziato resoconto ha rafforzato l'idea personale che me n'ero fatto: come spesso accade, che verita' e responsabilita' stanno nel mezzo.
Con una sorta di circonvezione di incapace, credo che i russi abbiano abilmente lasciato i georgiani a illudersi di poter fare un figurone mondiale con un facile blitz, nel mentre loro allestivano un classico trappolone: "Prior to August 8 ...(the Russians) moved five battalions from the 19th Motor Rifle Division closer to the Russian entrance of the Rok Tunnel, and placed the remainder of the 58th Army on yellow alert".
Sta di fatto che il collo nel cappio l'han infilato i georgiani. Sotto il profilo militare spero per loro si sia trattato di una operazione andata oltre le intenzioni; spero anche che gli alleati americani siano stati tenuti all'oscuro dell'iniziativa e ne sapessero quanto me. Non per politica o "perbenismo", ma per la stima che conservo nella loro capacita' di pianificare.
| [+/-] |
Palin-genesis revealed |
Qui sotto i video degli speech di Sarah Palin e del grande unico inimitabile Rudy Giuliani alla Convention Repubblicana.
In sintesi la ragazza offre una grande performance, togliendo subito il fiato per come sa andare dritta al sodo: le sue prime parole dopo tre minuti di applausi iniziali sono "accetto la candidatura a vicepresidente", e bookmakers e mainstream media vadano pure a scopare il mare assieme alle loro insinuazioni.
Elogia la figura di McCain, poi introduce la sua famiglia: toni solidi, gioiosi, senza scivolare nel patetico e soprattutto nelle auto-giustificazioni, punta a presentarsi come una che ha ne' piu' ne' meno le esperienze belle e brutte di tutti i genitori, successi e fallimenti non certo "errori" e "punizioni" stile Michelle Obama: per i figli solo unconditioned love.
Famiglia o meno, donna o meno: "I'm in America, every woman can walk the doors of opportunity".
Orgoliosa di essere cresciuta in una piccola cominita' e di far parte del "contado", presenta il suo curriculum e inizia a pungere Obama: il lavoro di small town Mayor che ha svolto per dieci anni e' quello di un "organizer" (l'unico mestiere fatto da Obama in vita sua e' stato il "Community Organizer", nds), solo con dirette concrete responsabilita'.
Citando l'esperienza di Governatrice dell'Alaska inizia a calare le sue credenziali: lo ha fatto da indipendente, senza guardare in faccia le lobby delle big oil companies e dei partiti, anzi riducendo le spese (ha messo su Ebay il jet riservato al Governatore) e ottenendo un surplus di bilancio.
Cita lo startup del maggior progetto infrastrutturale della storia degli Stati Uniti, una pipeline strategica da 40Billion dollar, e citando il triste destino dell'Europa succube del gas russo, espone la strategia energetica del ticket: drill now ma non solo, serve nucleare, carbone pulito, eolico, solare e tutto quello che puo' servire per non dipendere da nessuno.
Poi passa alle bordate contro Obama. La ragazza e' tosta e aggressiva: prima demolisce il concetto di bigger governmente e dell'increase taxes, poi congiunge inesperienza e inconsistenza Obamiane: "some candidate use change to promote their career, John McCain use his career to promote change".
All'America non serve un "organizer" insomma, uno impegnato in un "journey of personal discoveries", serve qualcuno che sappia prendere le decisioni giuste.
Si chiude con sei minuti di ovazioni e l'ingresso di McCain: "dind't we pick up the right vicepresident?".
Poco prima il grande Giuliani si riserva il compito di spiegare il senso di queste elezioni: la scelta nelle mani di ogni americano, non del mainstream media o delle stelle di Hollywood, e' tra un eroe, uno che tutti sanno essere in grado di fare il commander in chief e gestire crisi, "versus a gifted man from Ivy League", il cui l'unico lavoro (?! e ride) in vita e' stato fare il "community organizer" (what?!).
Sarah da sola ha piu' esperienza esecutiva che non Obama e quel vecchio politicante di Biden assieme. "E ci scusera' Obama se Sarah ha fatto le sue esperienze in posti non cosi' "flashy" come quelli che piacciono a lui".
"Una vita immerso nella Chicago political machine" dice ancora di Obama il Mayor of America: " dei suoi anni come senatore non si ricordano disegni di legge o attivita' significative; per piu' di cento volte ha votato ne' si ne' no bensì "present". Nemmeno sapevo si potesse! Gli do' un consiglio: la prossima volta che deve prendere una decisione, dia un colpo di telefono a John McCain".
La chiave scelta dal Gop e' chiara: noi siamo con la gente, col Paese, soprattutto con quello fuori dai grandi conlgomerati costieri; loro invece stanno coi politicanti di Washington (o peggio, di Chicago). Noi siamo quelli del fare, loro solo chiacchiere e distintivo.
La strada per battere la suggestione Obama e' lunga e tutta in salita, ma le scelte fatte sono le migliori che si potessero fare, e God bless America.
| [+/-] |
Palin-genesi |
Due settimane fa mi dicevo: macheczz... dicono 'sti sedicenti esperti? Ragionamenti del tipo "McCain sceglierà Mitt Romney per attirare la base elettorale cristiano religiosa conservatrice", ignorando che Romney è mormone. Non che non lo sapessero, solo trascuravano per crassa ignoranza la diffidenza, ricambiata, che le altre confessioni cristiane nutrono nei confronti di questi ultimi: come dire che i baciapile son tutti uguali, sottintendendo che l'unico indiano buono è quello morto.
Mitt Romney è, detto alla prodiana, nu' bellu guaglione, ma anche e soprattutto un bravo Governatore in un contesto politicamente ostile - immaginate un Formigoni che riesce a farsi eleggere in Toscana. E' stato l'ultimo resistente all'inopinata conquista della nomination da parte di John McCain, ma le primarie gli hanno anche appiccicato addosso l'etichetta di prediletto dal Partito più che per "torti" suoi, per l'eccentricità degli altri candidati repubblicani - Giuliani, Huckabee, McCain stesso.
Sta di fatto che se McCain avesse scelto il Mitt del Massachussets alla vicepresidenza, oltre che tamponare le sue lacune in economia e bilanciare il ticket con un aspetto più giovanile del suo, avrebbe lanciato non certo un segnale alla base religiosa quanto all'apparato (e ai soldi) del Partito Repubblicano.
Ma è questo che serve per vincere le elezioni 2008? Non mi pare. Credo sia piuttosto la prima che ho detto: è necessario (ma non è detto sia sufficiente) un sano mix tra un maverick diverso dai politici usuali per quel Paese (e McCain è meglio di John Wayne al proposito, anche se personalmente preferivo Rudy Giuliani, ma tant'è), purchè dotato di un limpido link alla autentica "pancia" elettorale conservatrice.
Sulla base di queste considerazioni leggevo con crescente scetticismo i report dei sedicenti esperti che davano per cosa fatta, sorta di segreto di Pulcinella in attesa di scontata conferma, il ticket con Romney. Lo stesso per altre candidature di volta in volta evidenziate in subordine, altrettanto poco convincenti (Lieberman o lo stesso Giuliani: quasi doppioni di McCain; oppure Pawlenty, Powell, o "bruciare" l'Obama del futuro Jindal): come Romney, ognuna di esse creava più problemi nel presente e/o nel futuro di quanti ne risolvesse.
Se fossi nelle scarpe di McCain, giuro mi sono detto un paio di settimane fa, tanto per cominciare il primo errore che eviterei, assieme all'abbraccio del Partito o alla scelta del mio doppione, è l'effetto follower: un vice appartenente a qualche minoranza razziale.
Quanto al secondo, più potente driver, l'indicazione arrivava diretta senza scalo dal campo dell'avversario.
Obama non ha voluto far prigionieri: spaventato dal carisma di Bill più che dagli ingombri di Hillary, ha infatti abilmente snidato i due "per fame", assediandoli tra il 51% di delegati, l'apparato di Partito (scelta di Joe Biden alla vicepresidenza) e gli imperativi morali all'Unione delle forze, senza concederle loro nulla di nulla.
Una netta prova di forza, ma stravincere invece che vincere è sintomo di inesperienza: la "fusione fredda" che ne deriva tra le due anime dems. non è priva di conseguenze, se ne sono resi conto tutti quelli che hanno occhi per vedere e orecchie per sentire (non ovviamente i corrispondenti rai, sky, ripubblica e corrierino).
McCain a questo punto aveva chiaramente a mio avviso l'opportunità, mediante una scelta di gender, di fornire una sponda alle femministe deluse, agli inquieti per l'uomo nero (che non sono solo i blue collar bianchi, ma anche gli ispanici), a chi dillà conservasse il retropensiero che se Obama perdesse nel 2008, Hillary sarebbe la candidata vincente nel 2012.
Per la vicepresidenza Rep. trovavo insomma ideale una candidata prima di tutto donna; l'avrei cercata giovane per colmare il mismatch nel look tra i due ticket, ringraziando Obama per l'assist fornito nominando il vecchio "apparatchik" Joe Biden -"change yes we can" accoppiandosi con un quasi Andreotti liberal da trentasei anni di fila al Senato?!
No minoranze sociali e religiose: avrei inoltre cercato una candidata solidamente "conservative", senza nei e soprattutto assolutamente non "Neo" (abbiamo già dato grazie). Mi sarebbe piaciuta infine possibilmente in possesso di un solido background economico o con una comprovata esperienza amministrativa.
La mia ignoranza dei fatti locali Usa mi ha prevenuto dal tentare di dare un volto alla mia intuizione: non sapevo che lassù in Alaska esistesse una persona perfetta come la tempesta, al secolo Sarah Palin classe 1964. John McCain ha fatto bingo insomma, e più emergono i dettagli personali di Sarah più bingo ha fatto.
Tanto che i dems. appaiono aleno inizialmente sconcertati, sfasati, alla caccia di sensations per smontare il pericolo Sarah, al punto da dipingerla come bieca killer (dell'impiego) del cognato per vendetta, arrivano a negare che sia la madre del suo ultimo figlio (ne sarebbe la nonna, capirai ...), o di fare il tifo per un uragano novello kamikaze (vento divino), che dissipi il momentum delle armate GOP distrendo l'opinione pubblica.
I dettagli biografici di Sarah già sono molto esplicativi: oltre il soprannome di barracuda, c'è la sua passione libertarian per le armi, la vita outdoor in snowmobile, lo stufato di alce, il basket e le elezioni a miss: I love that woman! Spicca inoltre la scelta coraggiosa (sconcertante e incomprensibile per un europeo medio) choice pro di far nascere un bambino down oltre ai quattro che già aveva.
Già tutto questo fa sollevare a gente non di primo pelo, non preda di facili entusiasmi tipo Bill Kristol e Newt Gingrich, il discrimine tra i due campi avversi della authenticity: la sincerità, l'essere per davvero come ci si presenta, da che pulpito arriva la predica etc.
Il che non mi pare poco, ma non è neppure tutto.
L'avere da parte di Sarah ad esempio solo una breve ancorchè significativa esperienza amministrativa (lasciando perdere i dieci anni da sindaco di un paesino, i due anni da governatore dell'Alaska, uno Stato con seicentomila abitanti ma dal Pil equivalente a quello della Slovenia), toglie dal campo ad esempio l'arma a doppio taglio dell'inesperienza. Errore in cui è già caduto il portavoce di Obama - da che pulpito! - subitamente smentito dal suo capo.
Spero l'argomento non sia più usato neppure da McCain: The Economist docet, lo slogan unfit to lead porta sfiga a chi lo usa; anche in America è arma spuntata, gente come Jim Carter e Clinton stesso ci son passati sopra in souplesse, per non parlar di tal Ronnie Reagan.
L'aver poi scelto la governatrice di uno Stato galleggiante sopra a interessi energetici colossali, che ha saputo gestire a muso duro e in solitaria, priva com'è da indipendente di sostegni da lobby partitiche, ci fa intravvedere una scelta spiazzante e interessantissima da parte del brain trust dietro a McCain anche sul terreno economico.
A parte le palle (di entrambi) e il messaggio forte drill everywhere, c'è una precisa assunzione: altro che finanza e subprime, la crisi economica e strategica Usa e quindi occidentale porta un solo nome, quello dell'approvvigionamento energetico.
Con buona pace delle alternative (nel senso di fonti), che verranno buone quando saranno pronte, cioè tra un paio di generazioni; nel frattempo per fortuna qualcuno si preoccuperebbe dei nostri brutti vizi di voler stare al caldo d'inverno e al fresco d'estate, o di volerci continuamente muovere, per business o leisure.
Quella di Sarah Palin pare insomma una gran bella scelta non solo nel senso della tattica politica, non solo estetico e valoriale, non solo una efficace chiamata a raccolta dei consensi "true conservative" (vedere reazioni entusiastiche del "vate" del settore Michelle Malkin): è anche allo stesso tempo un segnale fragoroso di quale sia il campo che conservi il vero autentico afflato al change innovativo aldilà degli slogan.
Ai Dems. rimane beninteso un immane vantaggio iniziale, la leva sulle ansie di cambiamento dopo otto anni, oltre al solito mainstream media schierato come qui e ovunque (i giornalai si sa sono più scemi della gente considerata scema): C'è inoltre, non nascondiamolo, il fallimento dell'alleanza NeoCon+Conservative per problemi di execution più che per senso e strategia; purtroppo solo tra dieci anni ci si renderà conto del valore della presidenza Bush.
Il ticket McCain+Palin ha però la concreta possibilità di mostrare nei fatti e nei comportamenti la loro solida, autentica adesione ai valori "all american", contrapposta alle vane chiacchiere e al distintivo "dalla parte dei poveri" indossato da un elitario damerino da Harvard da sempre intento solo a guardarsi l'ombelico (tre biografie prima dei quaranta!), in coppia con un simil Bertinotti solo più "maneggione".
|
And when it rains on your parade, look up rather than down. Without the rain, there would be no rainbow.
Gilbert Chesterton (1874-1936) |
Libertà
Stato Minimo
(Doesn't mean State of Sissies)
Identità
Join the Resistance"Stronger than envy, bad luck and injustice"